AGRICOLTURA: LE API, EINSTEIN E LA FINE DEL MONDO

Pubblicato il da italiacenter

 

 

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Ad Einstein è attribuita una frase secondo cui se le api scomparissero dalla terra all'uomo resterebbero solo quattro anni di vita. In effetti le api stanno scomparendo. In paesi come gli Usa si sono quasi totalmente estinte. La giunta regionale delle Marche, invece, ha approvato i nuovi criteri di ammissibilità ai contributi per il settore apistico. Hanno priorità di accesso le aziende aderenti al marchio regionale QM-Qualità garantita dalla Regione Marche per il miele, gli apicoltori di età inferiori a 40 anni, le cooperative agricole tra apicoltori. La dotazione finanziaria è di 164 mila euro. Il contributo concedibile è pari al 50% della spesa ammissibile nelle zone svantaggiate e al 40% nelle altre zone, elevabili fino al 55% e al 45% per i giovani apicoltori, a condizione che gli investimenti siano effettuati entro cinque anni dall'insediamento. «Per incentivare la pratica e la diffusione dell'allevamento apistico moderno e rendere più competitive le aziende apistiche sul mercato - ha detto Paolo Petrini, vicepresidente e assessore all'agricoltura - occorrono interventi di sostegno sul territorio rivolti alle aziende. Il settore si trova ad affrontare un costante aumento dei costi di produzione, mentre le differenti rese annuali per alveare non sempre consentono agli apicoltori di ottenere un reddito sufficiente, anche a causa dell'offerta concorrenziale proveniente dai Paesi extracomunitari. La Regione interviene con questi contributi per favorire un'attività che vanta antiche tradizioni nelle Marche e che è sinonimo di elevata qualità ambientale». Nelle Marche sono presenti 34.118 alveari appartenenti a 1.355 apicoltori (censimento 2009), con un produzione stimata di oltre mille tonnellate annue di miele. Gli apicoltori professionisti (con almeno 150-200 alveari e che ricavano l'intero reddito dall'apicoltura) sono l'1% del totale, ma producono il 40% del miele marchigiano. Il gruppo più consistente, tra gli apicoltori marchigiani, è rappresentato da semi-professionisti che vedono nell'apicoltura un'interessante fonte di integrazione del reddito e rappresentano il 16% del totale. Il rimanente 83% è costituito da hobbisti.

 

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