DANZA, IL Balletto di Spoleto porta in scena “Ipotesi Gaia”
Trecento bottiglie di plastica riciclate, un mare iridescente, policromo, cangiante che diventa vestito lunghissimo, velo, montagna che vive e respira. La danza le indossa, le muove e ridona loro bellezza nel nuovo spettacolo del Balletto di Spoleto “Ipotesi Gaia” con Caterina Genta (danza) e Marco Schiavoni (musica live) in scena al Teatro Cantiere Oberdan, Largo San Gabriele dell’Addolorata, a Spoleto (Pg) venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 dicembre 2012 alle ore 21.30.

La piece, intensa e suggestiva, incentrata sui temi della conservazione della natura, propone una nuova visione della vita sulla Terra e si avvale di materiali di recupero per le scene e i costumi.
In occasione dello spettacolo sarà presentata anche la mostra fotografica "Progetto Gaia" di Florindo Rilli ed inizierà il tesseramento del Cantiere Oberdan per il 2013.

“Ipotesi Gaia – spiega Caterina Genta - è una nuova visione della vita sulla Terra. L'acqua è un'industria che produce quintali di plastica. Le bottiglie abbandonate, rifiuti riciclabili, diventano preziose collane, serpenti, code, strascichi. Poesia di un oggetto industriale, nato in una catena di montaggio che spara mille bottiglie al minuto, vuote e sterilizzate, riempite con acqua di sorgente. Trecento bottiglie di plastica. Vuote. Un mare iridescente, policromo, cangiante. Un vestito lunghissimo, un velo, una montagna che vive e respira. La danza le indossa, le muove. Usare questa plastica per restituire bellezza. Trasformare questi contenitori perfetti in oggetti di scena. Riciclarli giocando magicamente. Un corpo in scena, entità psicofisica complessa, che si connette con il corpo-anima di chi guarda. Una danza che nasce all'istante, non formalizzata, fuori dagli schemi, percezione sottile dell'ambiente circostante, dialogo continuo tra performer e spettatori, aderenza continua alla propria autenticità, al respiro e alla vita che la pervade.
Attraverso i linguaggi della danza, della musica, delle arti visive, integrati armonicamente come un sistema vivente, lo spettacolo racconta di acque, sorgenti, mari, cascate, boschi, rocce e dell'eterno femminino che rappresenta la Madre terra, un Titano femmina della mitologia greca, sorta dal Caos. Dea della fertilità e della natura, Gaia, da sola, genera e distrugge. Secondo lo scienziato inglese James Lovelock, che ha formulato l'ipotesi Gaia, gli oceani, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta mantengono costantemente le condizioni idonee alla presenza della vita e si evolvono insieme ad essa proprio grazie alla presenza degli organismi viventi. I fenomeni evoluzionistici non riguardano soltanto animali e piante ma l'intero sistema, l'intera Gaia.
Gaia è il nome del pianeta vivente. Nonostante le attività umane stiano compromettendo questo equilibrio è possibile ritrovare il legame profondo con il grande organismo vivente di cui siamo parte”.