Rifiuti in Umbria. Dottorini (Idv) “Niente termovalorizzatori se la raccolta differenziata non è almeno al 50%”. Ma Gesenu già pensa alla possibilità di farne uno a Pietramelina.
Niente impianti di termovalorizzazione fino a quando la raccolta differenziata non sarà almeno al 50 per cento. E' questa una delle modifiche che verrà apportata al Documento annuale di programmazione 2011 per l'Umbria in tema di rifiuti in base a un accordo raggiunto in seno alla maggioranza di centrosinistra. A renderlo noto nei giorni scorsi sono stati i capigruppo di Idv Oliviero Dottorini e di Prc-Fds Damiano Stufara parlando di "iniziativa politica sinergica e congiunta". Nel dettaglio, la mediazione ha portato ai seguenti cinque punti di modifica al Dap 2011: no al trattamento termico dei rifiuti fin quando la raccolta differenziata non raggiungerà il 50 per cento, in pratica il doppio di oggi; il Dap prevederà azioni di recupero dei materiali tramite riciclo e riuso, due cardini della green economy; si farà una netta separazione fra i gestori della raccolta differenziata e quelli di eventuali impianti di termovalorizzazione; i comuni passeranno dalla attuale tassa rifiuti alla tariffa di igiene ambientale, secondo il principio chi meno inquina meno paga; saranno contenuti gli ampliamenti di discariche esistenti, compreso il terzo calanco a le Crete di Orvieto. Ma intanto, c’è chi guarda avanti e rilancia: «Per me, parlando da tecnico, il sito migliore per il termovalorizzatore è quello di Pietramelina». Così ha detto l’amministratore delegato di Gesenu Carlo Noto La Diega in occasione della conferenza stampa tenuta in questi giorni per festeggiare i trenta anni della società che gestisce, a Perugia e in molte parti d’Italia e del mondo, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Per tutta risposta, il capogruppo regionale dell'Idv Dottorini, critica le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Gesenu: “L'unica operazione seria per Pietramelina – dice - è la chiusura della discarica. Tutto il resto sta nei desideri e nella sfrontatezza di Gesenu".
Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, come riportato anche dalla relazione tecnica sullo stato di avanzamento del Piano regionale dei rifiuti, tutti i «catini» dell’Umbria andranno verso la saturazione. Una situazione dalla quale se ne esce solo in due modi: o smettendo di produrre rifiuti, ipotesi poco probabile, o passando per un impianto di termovalorizzazione. L’impianto dovrebbe essere tarato per bruciare oltre 200 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Nel corso di dodici mesi infatti gli umbri producono circa 550 mila tonnellate di rifiuti: di questi, come impone il Piano, entro la fine del 2012 il 65% dovrà essere differenziato, mentre il restante 35%, più altre 70-80 mila tonnellate di rifiuti industriali, dovranno essere trattati dall’impianto di termovalorizzazione.